Anteprime
Di formazione umanistica, faccio lo speaker radiofonico, il webmaster, il mediatore interculturale, il blogger e, per passione scrittore e poeta. Ho una grande passione per il cinema e le serie TV (prevalentemente con tematiche fantascientifiche)
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Di formazione umanistica, faccio lo speaker radiofonico, il webmaster, il mediatore interculturale, il blogger e, per passione scrittore e poeta. Ho una grande passione per il cinema e le serie TV (prevalentemente con tematiche fantascientifiche)

Abbiamo visionato per voi, in anteprima, le prime cinque puntate di The Alienist, la nuova serie TV co-prodotta da Paramount Television e dallo Studio T della Turner, disponibile in Italia dal 19 aprile su Netflix.

Dire che ne siamo rimasti favorevolmente colpiti è solo un eufemismo; ne siamo rimasti proprio stregati.

Se siete amanti di un certo genere, quello del thriller psicologico in costume (per intenderci ancora meglio, quello che richiama tanta letteratura gotica alla Edgar Allan Poe), vi terrà letteralmente inchiodati allo schermo, col fiato sospeso.

“Nel diciannovesimo secolo, si pensava che le persone affette da malattie mentali fossero alienate dalla loro vera natura. Gli esperti che le studiavano erano pertanto chiamati alienisti.”

Questa è la scritta che campeggia all’inizio di ogni puntata. Parole descrittive e perentorie che, ve lo assicuriamo, mantengono ciò che promettono. Come la scritta sulla porta degli inferi di dantesca memoria, anche questa sembra voler ammonire lo spettatore a prepararsi ad una discesa infernale che, girone dopo girone, in una escalation senza freni, lo immergerà in un mondo di anime prave che hanno perduto il ben dell’intelletto, in ogni sorta di efferatezze, bassezze, pregiudizi ed ingiustizie che non risparmiano nessuno.

Trama e Cast

L’Alienista (serie tratta dal romanzo di Caleb Carr) è ambientato nella New York del 1896 (soprattutto nei bassifondi della metropoli, anche se non mancano sontuosi scorci della città bene) e narra le vicende di Laszlo Kreizler (Daniel Brühl di Bastardi senza gloria, Rush, Captain America: Civil War), un brillante e ossessivo “alienista”, alle prese con un killer mai visto prima, responsabile degli omicidi “rituali” di alcuni ragazzini vestiti da donne.
A coadiuvare il dottor Kreizler abbiamo John Moore (interpretato da Luke Evans di La ragazza del treno e Lo Hobbit), illustratore del New York Times, Sara Howard (Dakota Fanning di American Pastoral e Twilight), ambiziosa segretaria decisa a diventare la prima detective donna nella polizia della città, e il nuovo commissario di polizia(nonché futuro presidente degli Stati Uniti d’America) Theodore Roosevelt (Brian Geraghty di The Hurt Locker). Abbiamo inoltre Douglas Smith (Miss SloaneGiochi di potere) e Matthew Shear (Mistress America), nei panni di Marcus e Lucius Isaacson, due gemelli che aiutano a gettar luce sull’inquietante mistero. Matt Lintz (Pixels) è Stevie, un ragazzino determinato che fa da autista e galoppino per il dottor Kreizler, e Robert Ray Wisdom (The Wire) è Cyrus, un uomo dall’oscuro passato, riabilitato da Kreizler e ora suo cameriere, mentre Q’orianka Kilcher (The New World – Il nuovo mondo) interpreta Mary, la governante muta di Kreizler che ha con lui uno rapporto speciale, per il quale non servono parole. Un cammeo da noi particolarmente apprezzato è quello di Grace Zabriskie ( la Sarah Palmer di Twin Peaks) che qui interpreta il ruolo dell’apprensiva e premurosa nonna di John Moore, alle prese con lo scapestrato nipote troppo dedito all’alcool e ai bordelli.

Il candidato ai BAFTA Jakob Verbruggen (Black Mirror) è regista e produttore esecutivo assieme al premio Oscar Eric Roth (Forrest Gump), ai candidati agli Oscar Hossein Amini (Drive) ed E. Max Frye (Foxcatcher – Una storia americana) e a Steve Golin e a Rosalie Swedlin della Anonymous Content, oltre a Chris Symes e al premio Emmy® Cary Fukunaga (True Detective). I coproduttori esecutivi della serie sono Marshall Persinger (Rectify) e Jamie Payne (The Driver).

Verdetto

Pur non avendo una trama originalissima (in parte giustificata dal genere da essa trattata, il giallo, con certi meccanismi difficili da superare), la serie è concepita con una perizia tale da far credere di essere in una macchina del tempo. Un parco delle “meraviglie” gotico che ricorda tanta letteratura vittoriana o in quell’epoca ambientata. Le suggestioni letterarie spaziano dal già citato Poe a Charles Dickens, e ancora, da Sir Arthur Conan Doyle ai più recenti Matthew Pearl de Il Circolo Dante e Michel Faber de Il petalo cremisi e il bianco. Non ci sentiamo di citare alcuna fiction dello stesso genere perché sfigurerebbe al cospetto di questa produzione. Fra le grandi produzioni, potremmo accostarlo, per dare un’idea delle atmosfere, alla trilogia dedicata ad Hannibal Lecter avviatasi con l’ormai classico Il silenzio degli innocenti.
Particolareggiata sin nei minimi dettagli è la descrizione dell’infimo ambiente in cui si muovono vittime e carnefici di questa storia. Strade, quartieri di malaffare e di degrado umano e ambientale, sono descritti minuziosamente e spesso assai crudamente. Non ci stupiremmo minimamente di vedere, fra quelle strade, entro quei postriboli di periferia, materializzarsi un Vincent Van Gogh pronto ad evangellizzare le perdute genti e ritrarle con le sue tondeggianti e vigorose pennellate o Jack lo squartatore pronto a far concorrenza, con le sue prostitute, al nostro serial killer di ragazzini effeminati.

Tuttavia, anche nelle scene di maggiore crudezza, vi è sempre inserito un tocco più delicato, umano, quasi romantico, come a voler calare un velo di pietas su cotanto orrore. Questo è il caso (ed il senso) della neve nella scena d’apertura del primo episodio; quella del ritrovamento del cadavere orrendamente mutilato di Giorgio Santorelli, un ragazzino italiano travestito da donna. L’episodio appena descritto è anche quello che dà il via all’intera narrazione.

Quella della serie TV è una New York invero molto europea (non a caso è stata girata a Budapest), fotografata, immortalata nella sua più vistosa cesura fra antico e moderno, nel suo burrascoso passaggio dalla civiltà del “vapore” a quella “elettrica”. Se è vero che i protagonisti principali hanno tutti i presupposti per essere definiti moderni e contemporanei (certamente figure desuete per epoca), esse però si muovono in un mondo ancora saldamente legato al passato. Un tipico esempio di siffatto mondo è la polizia, corrotta e violenta, intollerante verso gli immigrati e pronta a chiudere entrambi gli occhi in favore dei maggiorenti locali. La ricostruzione storica – che come dicevamo è fedelissima ed accurata – impressionerà doppiamente il pubblico italiano, in quanto da essa emergono le condizioni in cui arrivavano ed in seguito vivevano tanti nostri compatrioti emigrati in quella terra (fra l’altro nella versione in lingua originale non sono pochi gli inserti girati in italiano). Ricco di tematiche sociali, affronta con delicatezza difficili tematiche come il razzismo, l’omofobia e i pregiudizi religiosi. Non è un caso che fra i protagonisti si trovino neri, indiani, italiani, ebrei, omosessuali, suffragette, donne emancipate etc.

L’alienista si configura dunque come un avvincente giallo con un cast in stato di grazia pronto ad affrontare un’azione e una tensione martellanti nello sfondo di una città di fine ottocento che si sta già preparando ad essere, nel bene e nel male, la capitale del nuovo impero.

Quanto a regia, fotografia, sceneggiatura, scenografia e costume, questo prodotto è praticamente perfetto ed esce decisamente dai normali standard di una serie prodotta per la TV, tanto da rivaleggiare a pieno titolo coi migliori blockbuster.

Non vediamo l’ora di guardare gli altri 5 episodi (dei 10 in totale che compongono la miniserie) sperando in dei sequel altrettanto avvincenti e curati.

Da vedere assolutamente.

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