Bandersnatch – Rivoluzione o delusione?

Serie TV
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.

Parliamoci chiaro: Bandersnatch, volente o nolente, è stato il grande protagonista di questo periodo natalizio. L’episodio speciale di Black Mirror ha infatti conquistato non solo gli spettatori, ma anche le cronache, grazie all’utilizzo di un particolare stratagemma narrativo: l’interattività del racconto. All’interno dell’episodio sono infatti presenti dei bivi in cui lo spettatore è obbligato a compiere una scelta, decidendo perciò come debba proseguire la storia a cui si sta assistendo. L’idea, già presente nel mondo dei videogame, e ancor prima in libri e fumetti, aveva già debuttato su Netflix in alcuni contenuti dedicati ai più piccoli, ma solo con Bandersnatch ha raggiunto un pubblico davvero immenso. Eppure non tutti sono rimasti soddisfatti. Perché?

Prospettiva

L’hype creato da Bandersnatch aveva portato parte del pubblico a credere di trovarsi di fronte a una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’intrattenimento, quasi come se l’episodio dovesse diventare l’anello di congiunzione tra videogiochi e tv. Invece Bandersnatch non è niente di tutto ciò.

Le scelte sono infatti in grado di creare sì molti scenari, ma su binari molto solidi, oltre i quali lo spettatore non può muoversi. Si è costantemente guidati, grazie anche ad un sistema che prevede di poter tornare indietro ogni volta che si faccia una scelta non soddisfacente, senza la sensazione di trovare un finale che sia davvero definitivo.

Eppure non è altro che questione di prospettiva. In realtà, osservando Bandersnatch, si nota come l’interattività non sia un accessorio, ma il sistema dei bivi sia il vero protagonista di questo episodio così speciale. L’interattività è necessaria per raccontare una storia disturbante, in grado di mettere sotto una diversa luce l’esistenza umana, recuperando quel clima paranoico e disagiante tipico delle prime stagioni della serie.

Paranoia

Così come Stefan, il protagonista, non è libero di fare le sue scelte, ma è impostato su dei ben precisi binari, allo stesso modo lo spettatore non è libero di scegliere in totale autonomia, ma è costretto verso determinate scelte dal sistema interattivo. Un gioco metanarrativo inquietante, in grado di rendere lo spettatore soggetto solo apparentemente attivo di Bandersnatch, ma che in realtà si rivela essere passivo almeno quanto Stefan stesso. La scelta diventa così solo un’illusione.

Per questo Bandersnatch non rappresenta una rivoluzione, perché non è minimamente nelle intenzioni dei suoi ideatori. Non ci si vuole avvicinare al videogioco, non si vuole imitare nulla, ma piuttosto utilizzare una interessante feature come modo di raccontare qualcosa di paranoico, così come è nelle corde di Black Mirror. Restare delusi è difficile se si osserva Bandersnatch con le giuste lenti, affrontando la visione dell’episodio senza alcun pregiudizio o aspettativa, entrando nello spirito di questa oscura avventura.

Labirinto

Avete già avuto modo di esplorare Bandersnatch? La parola “Esplorare” è decisamente la più adatta, proprio perché affrontando l’episodio ci si ritrova a muoversi in una vera e propria mappa, con percorsi paralleli e alternati in grado di portare a diversi finali, ognuno valido allo stesso modo. Complotti, malattie mentali, maledizioni: ce n’è per ogni gusto. Riuscirete a trovare la strada che condurrà al finale migliore? O resterete intrappolati nel labirinto di Bandersnatch?

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