[Analisi] Game of Thrones 8×03 – The Long Night

Serie TV
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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La battaglia tanto attesa è arrivata. In questa terza puntata, che segna il giro di boa dell’ottava e ultima stagione, la battaglia con il Re della Notte e la sua orda di non-morti ha avuto inizio. L’episodio più lungo della serie, con i suoi 82 minuti, vissuti con una incredibile dose di ansia, in un inedito survival horror che ha messo a dura prova i nervi degli spettatori.

Il tutto in una atmosfera oscura, attraverso una regia che ha assolutamente favorito un effetto di confusione, gettando gli ignari spettatori proprio all’interno della battaglia. Niente artifici, niente luminosità: l’intenzione è quella di rendere il più reale possibile lo scontro, là dove la notte si è dimostrata davvero “oscura e piena di terrori”.

Strega

Il ritorno di Melisandre segna infatti i primi minuti della puntata. Assistiamo a interminabili istanti, prima del palesarsi dell’orda avversaria. La sacerdotessa rossa dona speranza ai presenti, incendiando le lame dei dothraki, prima schiera a scontrarsi con l’avversario, guidati da Jorah Mormont. Il risultato sarà tutt’altro che efficace, lasciando l’esercito dei vivi alla mercé dei morti. Immacolati, bruti, uomini del Nord: la caotica massa di creature colpisce senza alcuna reale logica, costringendo ben presto i vivi a ripiegare verso Grande Inverno. A Jon Snow e Daenerys Targaryen non resta che accorrere sul campo di battaglia, in volo ai draghi: se la regina è preoccupata di aiutare le truppe, Aegon Targaryen si concentra sul prepararsi a difendere Bran Stark, ora Corvo con Tre Occhi, obiettivo finale del Re della Notte.

Così, mentre la prima perdita nota arriva (Edd l’Addolorato, ultimo Lord Comandante dei Guardiani della Notte), la prima parte di questo episodio scorre via, lasciando spazio al massacro successivo.

Sopravvivenza

Trincee infuocate, draghi, vetro di drago: l’orda è troppo numerosa, e ben presto fa breccia dentro Grande Inverno. Difficile immaginare cosa provassero, in quella situazione, i non combattenti chiusi all’interno delle cripte, ascoltando rumori di grida disumane.

In superficie la battaglia è infatti più forte ogni minuto, mostrando i vivi alle prese con una situazione più che disperata: difficile non gridare, temendo per la sorte dei propri beniamini. Jamie e Brienne rischiano più e più volte, ma a perire è infine Lyanna Mormont, la lady-bambina che fu tra le prime a chiamare Jon Snow “The King in The North”, dilaniata da un gigante, riuscendo a portare il non-morto lo stesso con sé.

L’arrivo del Re della Notte viene segnalato da una tempesta, abbassando ulteriormente la visibilità (sia per i protagonisti, sia per gli spettatori), rendendo la vita difficile anche a Jon e Daenerys. Il tutto fino a una suggestiva scena in cui i draghi “danzano” al chiaro della luna, sopra le nuvole, per poi lanciarsi in una folle battaglia aerea, ottenendo comunque un buon risultato: disarcionare il Re della Notte.

Non oggi

Compiuto il suo compito, Beric Dondarrion muore, stavolta davvero, salvando Arya Stark. Di fronte a lei si para Melisandre, ricordandole la celebre frase di Syrio Forel:“Cosa diciamo al Dio della Morte?” “Non oggi”. Una nuova risoluzione accende lo sguardo della giovane Stark.

Il tutto mentre il “fratello” si pone di fronte al Re della Notte, sopravvissuto al fuoco di Drogon. Mentre Jon prova un ultimo assalto, l’oscuro avversario decide che è il momento di far risorgere i morti. Con una macabra sorpresa all’interno delle cripte. Al Re della Notte non resta che marciare dentro la fortezza ormai sconfitta, verso Bran Stark.

La situazione volge così per il peggio: la madre dei draghi riesce a soccorrere Jon, ma subisce un terribile assalto che costringe Drogon a prendere il volo, lasciandola a terra. A salvarla il più fedele tra i suoi uomini, Jorah Mormont. Così, negli ultimi momenti dell’episodio, si compie un duplice sacrificio: da un lato proprio Jorah, morto per difendere la regina a ogni costo, e Theon Greyjoy, morto contro il Re della Notte per difendere Bran Stark. Una morte che sa di liberazione, grazie alle parole proprio del giovane Stark:“Sei un brav’uomo.”.

Per i vivi è ormai la fine.

Alba

La morte ha vinto.

“Non oggi.”.

Con un colpo a sorpresa Arya Stark assalta il Re della Notte, trafiggendolo con la daga in acciaio di Valyria che ha dato il via agli eventi di Game of Thrones. Il cerchio si chiude. Estranei e non-morti cadono, dopo la morte del loro oscuro padrone. La vita ha di nuovo vinto. Ma a quale prezzo?

La scelta di Arya Stark, da parte degli sceneggiatori, ha lasciato stupiti gli spettatori, convinti di vedere di fronte al Re della Notte il trionfo di Jon Snow o di Daenerys Targaryen, e non della giovane Stark. Un colpo di scena sicuramente notevole, anche se non smetterà di creare polemiche.

Il giro di boa segna così la conclusione della minaccia “naturale”, la catastrofe rappresentata dagli Estranei, mostrando il vero e ultimo avversario dei nostri eroi: Cersei Lannister, la regina che siede sul Trono di Spade. Regina che ora è armata della Compagnia Dorata, mentre alle forze di Daenerys e Jon restano pochi uomini, decimati dalla guerra appena conclusa.

Tanti i personaggi ancora in vita, sopravvissuti all’ultimo conflitto. Cosa li aspetta nei prossimi episodi?

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