[Analisi] Game of Thrones 8×02 – A Knight of The Seven Kingdom

Serie TV
Andrea Prosperi
Lettore ossessivo-compulsivo, quando non è su Twitter lo trovate a scrivere articoli sulle ultime novità del mondo dei fumetti.
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Secondo atto di questa stagione finale. Ci si avvicina al giro di boa, in un crescendo che riscatta la relativa calma del primo episodio. A farla da padrone una calma diversa, una serenità che precede la tempesta, l’attesa della catastrofe che porta alla costruzione di una puntata emotivamente densa, con una unica consapevolezza: pochi sopravvivranno all’imminente conflitto.

Kingslayer

L’arrivo di Jaime Lannister apre l’episodio, attraverso il ricordo, da parte delle donne al comando, Sansa Stark e Daenerys Targaryen, dei peccati del personaggio, a partire dall’assassinio del Re Folle, motivo del suo drammatico soprannome. Eppure il cavaliere non è più lo stesso personaggio che abbiamo conosciuto nella prima stagione, e sarà Brienne a difenderlo, salvandogli così la vita dall’ira di entrambe.

L’arrivo di Tormund e degli altri, fuggiti dalla Barriera e dal Re della Notte, conclude la prima macrosequenza, consegnando alla popolazione di Grande Inverno una tragica condanna: i non-morti sono alle porte, e ci sarà tempo per un’unica notte prima della fine.

L’ultima notte

L’episodio si concentra così non più sulla battaglia, ma su ciò che la precede. I piani sono ormai pronti, anche grazie a Bran, che svela il motivo per cui il Re della Notte sta venendo a Grande Inverno: vuole uccidere il Corvo con Tre Occhi, la memoria del mondo. Riuscirà nel suo intento?

Nel frattempo la sceneggiatura ci offre una serie di incontri volti a completare situazioni attese, o ricomporre gli ultimi incontri. La sensazione che viene restituita è piuttosto drammatica per lo spettatore, con la consapevolezza che molti amati personaggi moriranno.

Tra i molti dialoghi spicca il ritorno di Theon a Grande Inverno, accolto a braccia aperte da Sansa, in un incontro ricco di emozione tra due personaggi che hanno vissuto l’orrore di Ramsay Bolton, e che da quell’orrore sono riusciti a fuggire. Al contrario, l’altra sorella Stark, Arya, scopre le origini di Gendry, e decide così di voler vivere un’ultima notte fatta di carnalità, in una inedita scena di sesso che ha “sconvolto” la fanbase, ancora legata all’immagine dell’Arya bambina.

Cavaliere

Nel frattempo, di fronte ad un camino ardente, si riunisce una strana banda: i fratelli Lannister, Brienne con il suo scudiero, Davos, e l’immancabile Tormund. Dopo il classico divertente siparietto del bruto, arriva un momento di grande gioia, con la nomina di Brienne, finalmente, a cavaliere, per mano di Jaime Lannister. Il canto di Podrick conclude il tutto, lasciando i personaggi con la rassegnata sensazione di essere ormai alla fine.

Così, mentre molti si uniscono, nel terrore e nel timore di quanto accadrà, in una “fratellanza” dei vivi contro i morti, i contrasti non finiscono, con Daenerys presa tra due fuochi. Da un lato Sansa, in una discussione che, dopo aver fatto credere una conciliazione, si chiude con una domanda di indipendenza da parte della Lady di Grande Inverno. Dall’altro lato Jon Snow, che le svela le sue origini, davanti a una attonita Daenerys in grado solo di spiegare come lui sia così l’ultimo erede maschio di casa Targaryen.

Ma non c’è più tempo, la fine è arrivata.

La lunga notte

Il terzo episodio si preannuncia tragico come pochi altri. Di fronte alla distruzione imminente, neanche le Nozze Rosse appaiono così minacciose, nonostante la loro iconicità per la forza emotivamente devastante della serie. Cosa dobbiamo aspettarci? La domanda è più che lecita, e la risposta non può che spaventare qualsiasi spettatore.

Non ci resta quindi che gustarci quest’ultima puntata, approfittando della gioia regalata, senza pensare al cupo futuro. Così come i nostri eroi in questa ultimo, lunga notte.

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